Rottamazione Quinquies o Codice della Crisi? La scelta che può salvare lo studio sanitario
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Per molti professionisti sanitari (medici, odontoiatri, fisioterapisti, titolari di poliambulatori o cooperative sanitarie) l’esposizione fiscale non nasce da cattiva gestione, ma da squilibri di cassa: ritardi nei pagamenti del SSN, investimenti in tecnologia, personale da sostenere, affitti elevati e carichi previdenziali costanti.
In questo contesto, la rottamazione Quinquies appare come una scorciatoia rassicurante: si eliminano sanzioni e interessi e si rateizza il dovuto. Il problema è che non riduce il capitale e interviene solo sui debiti già affidati alla riscossione. In pratica, si alleggerisce il sintomo ma non la malattia. Se lo studio o la struttura sanitaria ha IVA corrente, accertamenti in corso, contributi non rottamabili o debiti verso fornitori e banche, la pressione finanziaria resta quasi identica. Per questo considerarla la soluzione principale rischia di creare una falsa sensazione di sicurezza, mentre la crisi continua a maturare sotto traccia.
Guardare il totale, non il singolo sconto: l’errore più comune nei conti degli studi sanitari
Molti titolari valutano la convenienza della rottamazione osservando la percentuale di risparmio sul singolo carico iscritto a ruolo, ma questo è un approccio fuorviante. La metrica corretta è l’impatto sull’intera esposizione. Immaginiamo una clinica privata con 1.150.000 euro di debiti complessivi tra fisco, contributi, leasing di apparecchiature diagnostiche, fornitori di dispositivi medici e banche. Se solo 280.000 euro rientrano nella rottamazione e il beneficio medio è del 35%, il risparmio effettivo è circa 98.000 euro: meno del 9% del totale.
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È una cifra utile, ma non cambia la traiettoria dell’impresa. Le rate continuano a pesare, la liquidità resta fragile e il rischio di nuovi inadempimenti rimane alto. Nei settori sanitari, dove i costi fissi sono elevati e la continuità operativa è essenziale, una riduzione così limitata raramente basta a riportare equilibrio. Senza una visione complessiva, si rischia di perdere tempo prezioso.
Composizione negoziata: proteggere continuità assistenziale e sostenibilità economica
La composizione negoziata della crisi offre un cambio di prospettiva molto più adatto alle realtà sanitarie strutturate. Qui non si interviene su una porzione di debito, ma sull’intero sistema: fisco corrente, ruoli, fornitori strategici, locazioni, banche. L’obiettivo non è “pagare meno una cartella”, bensì rendere sostenibile l’attività nel medio periodo, preservando posti di lavoro e continuità delle cure. Per uno studio medico o un centro diagnostico questo aspetto è cruciale, perché interrompere l’operatività significa perdere pazienti e reputazione.
All’interno della procedura è possibile utilizzare la transazione fiscale e ridurre anche il capitale dovuto, non solo sanzioni e interessi, ottenendo abbattimenti medi molto più significativi, spesso nell’ordine del 40–45% del debito complessivo. Inoltre, si cristallizza la situazione debitoria alla data di accesso, evitando sorprese successive. È una logica di riorganizzazione, non di semplice sanatoria, e per chi gestisce una struttura sanitaria fa tutta la differenza.
Accordi di ristrutturazione: quando serve un intervento radicale e sistemico
Quando l’indebitamento ha ormai dimensioni tali da mettere a rischio la sopravvivenza dell’attività – pensiamo a poliambulatori, RSA o laboratori con forti esposizioni bancarie e previdenziali – gli accordi di ristrutturazione dei debiti diventano lo strumento più incisivo. Qui si negozia con tutti i creditori in modo coordinato e si può intervenire anche su componenti che altrove restano intoccabili, inclusi contributi e posizioni finanziarie rilevanti. In casi concreti, le riduzioni possono arrivare fino al 60–70% dell’intero debito, trasformando una situazione apparentemente senza via d’uscita in un piano sostenibile. A questo punto il concetto di “rottamazione” diventa marginale: non serve uno sconto episodico, ma una strategia strutturale. Il messaggio, soprattutto per i professionisti sanitari, è semplice e diretto: se il debito è complesso, le soluzioni parziali non bastano. Prima si analizza il quadro completo con un esperto, prima si recupera il controllo. Ritardare significa solo aumentare costi e stress.
Per ottenere misure protettive efficaci servono competenze tecniche, legali e finanziarie. La partnership tra Consulcesi & Partners e CFI – Crisi Fiscale d’Impresa, assiste imprese e attività sanitarie.